Il giorno in cui sono evaso dalla prigione delle aperture

Il giorno in cui sono evaso dalla prigione delle aperture

di Carlo Affatigato   -  

Ciao mamma, guarda! Sono grande ormai! Sono andato attraverso tutte le classiche fasi di crescita, ho fatto i miei capricci, avuto le mie crisi adolescenziali, ma ora sento di poter sedere al tavolo degli adulti. Cosa dici? Devo ancora stare con i cuginetti? Ma io voglio scambiare punti di vista con gli zii, mi sento pronto. Lo giuro, ne sono fuori: la mia dipendenza dalle aperture è finita! Sono "pulito" da oltre tre settimane!

Il giorno in cui sono evaso dalla prigione delle aperture

Sì, la logica che sta dietro alle aperture nell'Othello è molto simile a quella di una tossicodipendenza. Conoscere bene le aperture può portare un vantaggio enorme, non fraintendetemi. Soprattutto oggi, con tutti i software disponibili che rendono facile e veloce studiare l'efficacia di una mossa all'inizio della partita, invece di perdere ore valutando ogni variante sul tavolo. Inizi a giocare a Othello e la prima cosa che vuoi fare è giocare il più vicino possibile a un computer. Il che significa fare sempre le "mosse giuste", specialmente all'inizio. Ti appassioni, magari ti rendi conto di avere una buona memoria e una discreta capacità di riconoscimento degli schemi e, in pochi mesi, potresti finire per conoscere le aperture meglio di giocatori con decenni di esperienza. La cosa ti entusiasma, perché capisci che se riesci a trascinare quei giocatori in una situazione equilibrata a 20 mosse dalla fine, loro hanno solo una manciata di possibilità di vincere la partita. Per loro è un vero azzardo, e spetta a loro uscirne, magari rischiando un -6 da qualche parte a metà partita. Voglio dire, senza la mia ossessione per le aperture, non avrei pareggiato contro David Hand l'anno scorso.

Tutto molto bello. Poi però ti rendi conto che è una prigione. E uscire dalla prigione delle aperture è parecchio difficile.

Ti rendi conto di dover uscire quando capisci che questa logica ha dei limiti. Alex Koh me lo disse anni fa, con la tipica diplomazia asiatica: "Se continui su questa strada, forse un giorno sarai tra i migliori al mondo. Ma è una strada lunga. E potrebbe essercene una più veloce..." Allora era troppo presto, non comprendevo appieno l'urgenza di abbandonare l'unica cosa che mi dava sicurezza nel mio stile di gioco. Ma la gente continuava a dirmelo. Qualche tempo dopo, Matthias Berg me la lanciò come una sfida e, siccome mi piacciono le sfide, funzionò. Poi un giorno sono andato a Wrocław a giocare contro i forti giocatori polacchi, e Milosz Cupial mi spiegò perché avevo perso: "Mi ero reso conto che conoscevi molto bene le aperture, quindi ho dovuto fare una mossa che ti spiazzasse, abbastanza presto da avere il tempo di recuperare lo svantaggio, sperando che tu facessi un errore. Sai, gioco a Othello da vent'anni..."

Così ho capito che, in fondo, è facile smantellare il vantaggio delle aperture. Un giocatore di esperienza potrebbe facilmente sapere l'apertura più a lungo di te, oppure conoscere più varianti di te, o ancora avere la confidenza giusta per uscire dal book presto e poi giocarsela in stile libero. E dall'altro lato, se tu hai scommesso così tanto sulla memorizzazione di aperture lunghe, finisci per avere più problemi di autostima nel gioco libero, quindi fuori dalle sequenze memorizzate. Era così che mi sentivo, e, che diamine, avevo bisogno di scoprire se avevo un vero talento per l'Othello o se ero arrivato fin qui solo grazie alla memoria e a un po' di riconoscimento di pattern.

E così, il mio complicato rapporto con le aperture mi ha portato alla gioia di giocare XOT. Sì, lo so, molti di voi ci erano già arrivati, ma abbiate pazienza, ho solo sei anni (anni-Othello, intendo). L'ho scoperto da poco. Recentemente c'è stata persino la possibilità di giocare partite XOT da 1 minuto su Othello Quest e, beh, non mi sono rimaste molte scuse per non provare. E con mia piacevole sorpresa, ho scoperto di non essere affatto male. Ho i miei strumenti. "Vedo cose", come in un film di Shyamalan. Metto in difficoltà giocatori esperti. Ho persino vinto il torneo XOT in Italia nel 2025 , contro giocatori che mi danno sempre filo da torcere nelle partite regolari.

Tutti questi segnali mi dicevano che era ora di cambiare le cose. Ho iniziato a pensarci più seriamente, trattandola come un'analisi da completare. La vera domanda a quel punto era: di quanto scende la mia percentuale di vittorie se, invece di giocare "le aperture che so", tiro fuori subito qualcosa di folle a mossa 4 e giochiamo tutti allegramente fuori dal book per tutta la partita?

Non vi darò la risposta, ma a giudicare dal mio entusiasmo, potete probabilmente indovinarla. Quello che ho capito è che giocare un -8 alla sesta mossa non è poi così diverso dal seguire le aperture che conosci e arrivare alla mossa 45 a -4. Se sei un giocatore esperto, sopravvivere alle ultime quindici mosse potrebbe essere in realtà più facile che gestire qualcosa di insolito fin dall'inizio. E so che prima di metà partita un computer direbbe che sono in netto svantaggio. Ma chi se ne frega, tanto sto giocando contro un essere umano.

Quindi, il giorno esatto in cui ho vinto la mia dipendenza dalle aperture... beh, non so di preciso quando è stato, ma so che ora mi sento finalmente libero. E non ho problemi a svelarvi pubblicamente il mio nuovo stile di gioco, tanto ormai ho sbloccato la consapevolezza di poter inventare una nuova variante praticamente ogni settimana.

Anzi, se proprio vi ispira studiarvi due o tre aperture "folli" giocate pochissimo ma con varianti interessanti che possono sorprendere l'avversario... restate lì. Ne parliamo di nuovo tra qualche giorno.

Lezione successiva: Happy Othello: dieci aperture folli per eroi senza paura