Quante mosse avanti devo saper calcolare per giocare bene a Othello?

Quante mosse avanti devo saper calcolare per giocare bene a Othello?

di Carlo Affatigato   -  

Spoiler: la risposta non è un numero

Una volta, quando ero giovane e ingenuo e studiavo ancora dai libri per diventare bravo a scacchi, lessi di quella famosa citazione dello scacchista cecoslovacco Richard Retí, che quando gli si chiedeva quante mosse calcolava normalmente in partita, rispondeva "di norma, nemmeno una." Lui ci teneva a dire che era sincero quando rispondeva così. Quella risposta aveva un senso ben preciso: serviva a sottolineare che la pura predizione non è l'unico metodo per giocare bene, né necessariamente il più importante, ma che esistono altri approcci che da umani usiamo per eccellere in giochi complessi come scacchi, Othello, o Go.

Othello thinking

L'artista e l'ingegnere

Concentrare l'attenzione sulle nostre capacità predittive, sull'abilità di vedere la scacchiera avanti nel tempo, è un gioco del tutto lecito. Soprattutto in tempi moderni, in cui vediamo i computer e le intelligenze artificiali eccellere nei giochi che amiamo per la loro ampia potenza di calcolo. La verità, però, è che esistono due approcci possibili per valutare la migliore mossa a Othello (o in qualsiasi altro gioco complesso astratto):

Per certi versi, li si può pensare come la classica distinzione tra il "gioco d'istinto" e il "ragionamento." Nel mondo dei giochi spesso li si identifica come stile "romantico/artistico" e stile "analitico/ingegneristico". La teoria dei giochi chiama il primo "euristica," da contrapporsi all'analisi esaustiva. Daniel Kahneman impugnerebbe il suo libro "Pensieri Lenti e Veloci" e direbbe che si tratta semplicemente di quelli che lui ha battezzato "sistema di pensiero 1 e 2." Tutti modi validi e complementari di dire la stessa cosa.

Se fossi un computer...

Entrambi gli approcci raggiungono un obiettivo, e se raffinati, portano a risultati consistentemente buoni. L'approccio predittivo, però, è estremamente dispendioso in termini di energia mentale: consuma energie in maniera massiccia e può portarci a una situazione di stanchezza difficile da recuperare in tempi rapidi. Per questo ricorriamo frequentemente all'approccio posizionale, che nella sua accezione più pura è "assenza di ragionamento": il cervello fornisce una risposta immediata, senza ragionare, come risultato dei pattern riconosciuti dalle esperienze passate, dalle sequenze viste in casi simili, oppure (riprendendo un tema caldo del momento) dalle linee memorizzate in fase di studio (la memoria non usa capacità di calcolo). Più siamo stanchi, più facilmente il nostro cervello ricorre all'approccio posizionale. Il rischio, però, è che la visione posizionale può nascondere tranelli che non si vedono subito, risposte inaspettate o trappole che il nostro avversario può giocare, portando la partita a proprio favore.

Se fossimo computer, non faremmo altro che usare l'approccio predittivo ad ogni mossa, spingendo il nostro cervello più in là possibile ogni volta che tocca a noi. Questo equivarrebbe a calcolare in anticipo di quanti gradi esattamente dovremo girare il volante della nostra auto prima di affrontare ogni curva: non solo umanamente impossibile, ma completamente inefficace in termini di rapporto sforzo/risultato. Essendo umani, siamo più bravi dei computer in un'altra cosa: quella di valutare una situazione "a occhio," ottenendo un'interpretazione generale della bontà di una mossa in maniera pressoché immediata, sebbene con un certo margine di errore. I computer direbbero: "se fossi umano, eviterei di calcolare in maniera bruta tutti i rami dell'albero decisionale ed eliminerei a priori una buona metà di mosse insensate "per istinto", ma ahimé, l'istinto non ce l'ho!" Mentre noi sudiamo sette camicie per migliorare le nostre abilità analitiche, i computer darebbero via metà della loro capacità computazionale in cambio delle nostre abilità "artistiche/romantiche" e delle nostre valutazioni immediate.

La trappola del glucosio: è un mondo pieno di rischi

A questo punto, dovrebbe essere chiaro dove andremo a parare con questo articolo che parte con una domanda e per 3/4 del testo fa di tutto per evitare di rispondere. Ridurre la nostra bravura a Othello a una misura numerica delle mosse che prediciamo è fuorviante e dannoso. Giocare bene a Othello significa trovare il mix ideale tra approccio analitico e posizionale. Non conta tanto quante mosse siamo in grado di predire, ma quanto bravi siamo a stabilire quando è il momento di calcolare, e quando è meglio risparmiare le energie e fidarci della visione posizionale. L'esperienza dei grandi giocatori gli permette di riconoscere meglio degli altri quando è il momento di fermarsi e ragionare, conoscendo bene lo spazio che possono concedere alla fase di calcolo. L'approccio posizionale torna utile per scremare le possibilità che è necessario approfondire in maniera analitica, e i giocatori esperti sono quelli che hanno trovato un equilibrio migliore tra i due approcci.

Più grande è l'esperienza, più facile è riconoscere in una posizione il rischio di fermarsi a una analisi superficiale. L'esperienza serve anche a limitare le "direzioni" in cui l'analisi si porterà, e a saper giudicare quando va bene fermare il processo predittivo. Giocare a Othello è sempre una battaglia contro il tempo, oltre che contro i nostri limiti computazionali, quindi il vero talento non è il numero di mosse che sappiamo calcolare, ma sapere quando approfondire e quando fermarsi. Un mix affascinante di gestione emotiva, preparazione e conoscenza dei propri limiti e punti di forza: migliorarsi non significa per forza aumentare la profondità delle nostre valutazioni, ma essere in grado di identificare con maggiore precisione quando l'analisi è sufficiente, quando è eccessiva, e quando è carente, e stabilire l'approccio migliore in termini di rischio di fare una mossa perdente, rischio di finire il tempo e rischio di finire il glucosio che circola nel nostro corpo.

È un mondo pieno di rischi, insomma, e barcamenarcisi è praticamente impossibile. I giocatori "di esperienza" sono spesso più bravi di noi a Othello, ma capire in cosa sono più bravi non è facile (e se glielo chiedi, non sanno cosa risponderti). Quindi ci tocca studiare e studiare, approfondire i nostri limiti e le caratteristiche del ragionamento umano, provare approcci diversi per testarne la validità, e... giocare, giocare, e giocare ancora. Che ad accumulare esperienza di sicuro non si sbaglia.

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