Avete presente quelle giornate in cui una o due partite online vi vanno male, vi lasciano quella frustrazione di voler in qualche modo rimediare, e finite per entrare in un loop infinito di partite in rapida successione, in cui ovviamente giocate senza il giusto focus, finendo per perdere 100-150 punti del vostro rating online? A volte questa fase dura persino qualche giorno: vi svegliate il giorno dopo ancora con una sensazione amara in fondo alla gola e la voglia di guadagnarsi una rivalsa, e se le prime partite vanno di nuovo male (magari perché avete dormito poco dopo la stanchezza mentale del giorno prima), si ricomincia a perdere.
È successo almeno una volta a tutti noi. In realtà, è un fenomeno abbastanza noto, soprattutto nel mondo dei giochi online. Si chiama tilt queuing ed è l'effetto nascosto di una precisa condizione mentale in cui entriamo in quel momento.
Ti prendi una pausa e fai partire una partita online. La partita finisce e non sei per niente soddisfatto: per qualche motivo, non hai visto qualcosa che avresti dovuto vedere, o sei finito in una situazione disperata senza una ragione chiara. Se la tua mente è lucida, riesci a fare spallucce e non farti trascinare troppo in basso da una singola sconfitta. Però poi magari ne giochi altre due, e sorte vuole che la situazione si ripeta.
Dopo un po', rimanere lucidi diventa impossibile. È colpa della biologia: il nostro corpo sta andando a quello che scientificamente si chiama dopamine crash. I livelli di dopamina crollano rapidamente, e la nostra mente entra nel panico. Abbiamo provato una straordinaria ondata di insoddisfazione, e il nostro cervello ora ha la necessità di trovare un qualcosa che ci fornisca un picco immediato, per provare a dimenticare quanto successo. E siccome siamo probabilmente in una di quelle app online col matching automatico, è istintivo premere su "play again" dopo un secondo, sperando che la sorte cambi.
Per molti, la frustrazione è semplicemente dovuta al vedere il proprio rating online crollare. Per altri (personalmente sono tra questi) il rating conta poco, ma il problema sta nell'importanza di ritrovare la propria brillantezza: è necessario arrivare ad una partita che finisca con la sensazione di aver ritrovato "il tuo tocco." Il problema però lo capite da soli: stiamo inseguendo una performance soddisfacente proprio mentre il nostro cervello ha perso completamente il suo focus. Perché - la legge di Murphy - nel momento in cui giochiamo venti partite in tilt queueing, la nostra capacità di concentrarci è in realtà compromessa: un altro effetto diretto del dopamine crush.
Il risultato è che finiamo per giocare quella lunga serie di partite solo con una delle due parti del nostro ragionamento. Ricordate quando abbiamo parlato dei due approcci mentali che usiamo quando giochiamo a Othello? Li abbiamo battezzati "approccio posizionale" e "approccio predittivo," ma non rappresentano altro che la differenza tra il "giocare di istinto" e il "calcolare ogni continuazione con la massima profondità di cui siamo capaci." Ecco, quando stiamo in tilt queuing, la nostra metà calcolatrice è completamente andata. Stiamo giocando basandoci puramente su memoria, pattern e mosse istintive, ossia il funzionamento del nostro gameplay di default, quando il cervello non è in condizioni adeguate per pensieri complessi.
C'è dell'ironia in tutto ciò: quando giochiamo bene e siamo soddisfatti, tipicamente ci fermiamo dopo una o due partite, con l'effetto che quando il nostro rating sale, sale molto lentamente. Quando invece giochiamo male... ecco che finiamo per fare 40 partite di fila proprio nel nostro momento di peggiore stato mentale. E settimane di crescita vengono annullate in un paio d'ore.
Il fenomeno del tilt queuing è così comune che le comunità dei giochi online ne hanno discusso a lungo. Nel mondo degli scacchi, ad esempio, chessbio ha provato a spiegare il fenomeno in questo articolo , dando suggerimenti su come evitare che accada, e ci sono anche contenuti video o thread su reddit a riguardo.
Ma al di là della frustrazione che si prova in quel momento, il tilt queuing è davvero così grave? In realtà, è il caso di non farla così tragica. Prima di tutto, c'è una ragione di cui essere felici: questo stesso fenomeno accade (molto più spesso in realtà) nei giochi d'azzardo come il poker, e quando succede in quegli ambiti, è facile perdere un sacco di soldi. Chi di voi ha qualche esperienza nel mondo della finanza e degli investimenti potrà aver notato che accade anche lì: se avete beccato un investimento fallimentare, capita di essere spinti a trovare un'alternativa immediata per fare "tanti soldi in poco tempo" e recuperare la perdita, ma come potete immaginare, quella è proprio la condizione ideale per finire in investimenti ancora peggiori. In entrambi i casi, nel poker o nell'investimento dei vostri risparmi, agire mentre la vostra mente è in tilt rischia di rovinarvi. In Othello, il peggio che può succedervi è di perdere 200 punti di rating in un giorno. E il rating non conta nulla, giusto?
A parte questo, c'è un altro aspetto che vale la pena sottolineare e che può risollevarci. Quando giochiamo tutte quelle partite mentre il nostro cervello è un modalità default, stiamo in realtà testando il nostro floor.
Nel range di lucidità che possiamo avere giocando a Othello, il picco in alto è quello che mettiamo in atto nei nostri migliori tornei, magari dopo che abbiamo ingegnerizzato la nostra alimentazione alla perfezione, giusto? Bene, il fondo del range invece è proprio il "gameplay immediato" che adottiamo quando siamo nella tilt queue. E a essere sinceri, migliorare il nostro floor è altrettanto importante (se non di più) che raffinare il nostro ceiling. Per certi versi può essere ancora più efficace: le nostre performance massime in realtà hanno un limite forte che risiede nel nostro talento naturale, mentre il nostro floor ha grandi margini di crescita verso l'alto.
Ok, ma che significa migliorare il nostro floor? Significa aumentare la collezione di strumenti a cui ricorriamo quando il nostro cervello è incapace di ragionare in maniera profonda. In Othello, sono principalmente due: le sequenze mnemoniche e il riconoscimento di pattern.
Quando giochiamo 50 (o 200) partite in modalità tilt queue, stiamo in realtà accumulando un'immensa mole di studio per raffinare quelle nostre due capacità. Possiamo fare buon uso anche di quelle lunghe sessioni in cui il nostro rating crolla tragicamente: possiamo studiare ognuna di quelle sconfitte e vedere per esempio quanto presto siamo usciti fuori book, e spendere qualche minuto provando ad ampliare le nostre sequenze mnemoniche, così la prossima volta potremo giocare una o due mosse giuste in più senza dover ricorrere al ragionamento puro. Stessa cosa per il pattern recognition: spesso la mossa giusta nel medio gioco o nei finali può essere trovata attraverso "sequenze tipiche" che si applicano a certe situazioni, certe aree. E quando la nostra capacità di ragionamento profondo è limitata, sarebbe utile che quelle mosse balzino ai nostri occhi per istinto. Ovviamente ci vogliono normalmente anni, ma l'esperienza aiuta: studiando le mosse che il nostro istinto non ha visto in quei momenti, possiamo gradualmente raffinarlo.
Insomma, se avete passato le ultime sei ore della vostra vita in rage replay e ancora non avete trovato una soddisfazione che vi tiri su, guardate il lato positivo: avete la possibilità di spendere qualche minuto in più in fase di studio e migliorare di un po' il vostro stile di gioco quando siete in modalità pilota automatico.
Alla fine, tutto passa. Il nostro rating tornerà prima o poi quello di prima, torneremo a sentirci orgogliosi del livello che abbiamo raggiunto, e il tipico momento di buio passerà senza che abbiamo perso qualche migliaio di euro. L'essere consapevoli del modo in cui funzioniamo ci aiuta a ricordarci che ciò che viviamo è del tutto normale, ed è utile a ritrovare il nostro equilibrio più rapidamente.
Certo, magari ci arriviamo dopo che abbiamo dormito quattro ore e abbiamo sbottato ingiustificatamente a nostro figlio per quella tazza lasciata fuori posto dopo la colazione. Ma in fondo, siamo umani, e giochiamo a Othello anche per mettere alla prova le nostre abilità umane.