C’è una nuova moda che sta prendendo piede nella nostra comunità. L’Othello XOT, la versione alternativa del gioco con le aperture casuali.
Per chi non ci avesse ancora avuto a che fare: invece di sederti davanti all’Othelliera, far partire il gioco e iniziare con le mosse delle vostre aperture preferite, nell’Othello XOT le prime otto mosse sono già giocate. La partita inizia in una posizione estratta da una lunga lista di aperture codificate in modo tale che non ci sia troppa differenza tra i due giocatori in termini di valutazione algoritmica, e da lì il gioco inizia come sempre, col nero che ha la prima mossa.
Si tratta di un modo per rendere il gioco più dinamico e imprevedibile. Non si può fare affidamento sul nostro book delle aperture, non si può più contare sul fatto che giocheremo le prime mosse a memoria, senza bisogno di riflettere. Si ragiona pesantemente fin dalla prima mossa, spesso anche più che con l’Othello standard. Questo perché le posizioni hanno molto spesso una certa follia latente, e si finisce per giocare in direzioni che normalmente non considereremmo naturali. Con l’Othello normale le eviteremmo scegliendo aperture e sequenze differenti, ma nello XOT spesso è la posizione iniziale che ti costringe in giocate più scomode del solito.
Da un lato, quindi, Othello diventa più eccitante. Niente più lunghe draw sequences note, niente più partite giocate per gran parte a memoria. Dall’altro, si perde più facilmente, anche se sei un top player. In un torneo XOT (vedi il primo campionato Europeo di settembre 2026), la classifica è più dinamica, c’è un fattore casuale più marcato che rimescola le carte, e anche le posizioni in partita diventano più spettacolari: spesso non si tratta di trovare la mossa analiticamente più naturale o sicura, ma quella capace di navigare il caos in maniera più efficace.
In un torneo di Othello normale, tipicamente i giocatori hanno alcune armi a proprio vantaggio per riuscire bene. Le abilità dell’Othello stanno alla base, ovviamente, ma accanto a queste c’è la possibilità di effettuare una preparazione particolare per affinare alcune altre armi, che possono permetterti di riuscire meglio.
La questione emersa recentemente riguardo la memorizzazione di lunghe sequenze perfette è solo una di quelle armi. Usare la memoria per ridurre la necessità di ragionamento, per risparmiare tempo, e per reggere le dinamiche di gioco a cui alcuni top players ti costringono, è una delle componenti che si possono preparare con ore di studio prima di un torneo importante. Non richiede abilità Othello in senso stretto, ma soprattutto memoria, e può darti un vantaggio oggettivo, ovviamente. Per alcuni fa parte del gioco, per altri può renderlo noioso da vedere dall’esterno, qui non affronteremo la questione.
Altri modi di prepararsi a un torneo sono studiare alcuni giocatori specifici (magari provando a condurli su un territorio ben preciso in base alle aperture che solitamente giocano) o preparare aperture alternative che possano sorprendere gli avversari. Messo tutto in conto, abbiamo una conclusione ovvia: un giocatore può avere una prestazione migliore a un torneo se spende ore ogni giorno a prepararsi per quella competizione. Più lunga è la preparazione, più grossi i potenziali vantaggi che se ne possono ottenere rispetto a uno che si è preparato meno, o che non si prepara affatto. Da questo punto di vista, possiamo dire che un torneo di Othello standard premia il giocatore con la più alta somma di abilità naturali + preparazione. E se ci pensiamo bene, ha perfettamente senso: in ogni sport al mondo il successo di un atleta dipende non solo dal suo talento naturale ma anche dallo sforzo che ci ha messo ad allenarsi prima di una specifica competizione, ed è giusto che quello sforzo vada premiato.
Con l’Othello XOT, invece, la preparazione non può esserci (partiamo dal presupposto che l’improbabile intenzione di memorizzare tutte le aperture XOT esistenti e studiarne le continuazioni sia un’impresa inumana e complessivamente inefficace in termini di rapporto sforzo/risultato). Senza la preparazione, Othello XOT diventa tendenzialmente una sfida di pure abilità, puro talento naturale. Il che è affascinante da un punto di vista strettamente teorico, ed è comprensibile che alcuni abbiano iniziato ad amarlo, accanto ad altri che preferiscono ancora avere quegli altri elementi a contorno che diano più controllo alla cosa.
Abbiamo trovato la soluzione perfetta per il futuro dell’Othello allora? Si e no, in realtà. Perché accanto al piacere di una competizione fatta di sole abilità c’è un aspetto nascosto insidioso...
Othello XOT ha una componente casuale molto più pesante. Il caos sull’Othelliera non è l’eccezione, è la regola. E il caos genera ovviamente situazioni più imprevedibili, che possono portare a una sconfitta anche se hai messo in gioco tutte le Othello-skills alla perfezione. Il che spiega perché al primo europeo XOT abbiamo assistito a punteggi mediamente più bassi rispetto ai tornei normali. Si perde generalmente di più, insomma. E non è qualcosa che puoi prevenire con maggiore preparazione o ore di studio.
Giocare in modalità XOT ti mette di fronte spessissimo a situazioni scomode. Prendere un bordo molto presto, giocare fuori dagli “sweet sixteen” in anticipo, avere una X-square già occupata o essere costretti a giocarla prestissimo... sono tutte cose che possono accadere anche nell’Othello normale, ma di solito lì abbiamo libertà di scelta. Possiamo scegliere continuazioni ancora accettabili in direzioni più standard, o possiamo scegliere di cambiare apertura prima, per evitare di finire nelle posizioni in cui non abbiamo confidenza.
Nel mondo XOT, invece, spesso l’alternativa non c’è, o c’è ma porta a uno svantaggio ancora peggiore. Capita spesso che ci sia una sola mossa che ci faccia rimanere a galla, e se ci capita di non vederla o di non volerla perché porta a posizioni troppo assurde, si rischia che la partita sia finita con largo anticipo.
Questo caos bisogna navigarlo, insomma. E in quanto caos, l’entropia è maggiore, e la possibilità di errore più alta. È come se avessimo improvvisamente introdotto una maggiore componente casuale, quasi come aggiungere un lancio di dadi a inizio partita. Resta ancora un gioco pienamente deterministico, il cui risultato dipende solo e soltanto dalle scelte dei giocatori. Ma la fortuna/sfortuna entra in gioco se arrivano delle posizioni in cui la mossa giusta è talmente assurda o irragionevole che praticamente nessuno al mondo (umani, intendo) la vedrebbe. Se capita, bisogna accettare che si perde perché siamo stati abbastanza sfortunati da beccare una posizione troppo difficile. E questo non vale solo per le prime otto mosse: l’effetto può propagarsi e diventare esplicito anche a metà partita o addirittura nelle parti finali.
Questo ovviamente può piacere o non piacere. Molti di noi giocano a Othello invece che a yahtzee o poker perché amano l’aspetto deterministico del gioco, e magari non prendono con entusiasmo l’introduzione di un maggiore aspetto caotico. Altri invece lo accolgono a braccia aperte perché il puro controllo di ogni fattore (incluso quello mnemonico che si appoggia sull’aiuto dei software in fase di preparazione) sta uccidendo il divertimento del gioco. È l’altro volto della medaglia, e vale la pena tenerlo presente se deciderete di partecipare più spesso in futuro a tornei XOT.
Personalmente, all’europeo XOT io mi sono divertito un sacco. Alcuni di voi già lo sanno, cavalcare il caos è diventato il mio modus operandi, e infatti sento che il mondo XOT in qualche modo sia più compatibile di quello standard al modo in cui mi piace giocare. Come me tanti altri, mentre dall’altra parte ne esistono altrettanti che preferiscono mantenersi su lidi sicuri. La risposta giusta non c’è, ed è auspicabile che le due strade continuino a svilupparsi in parallelo, in modo da offrire tutte le possibilità a partecipanti e spettatori.
Noi comunque vi invitiamo a buttarvi. Abbandonare i timori e lasciarsi andare a questo caos imprevedibile, alle combinazioni spettacolari, alle posizioni improbabili, ai cambi di rotta improvvisi, ai recuperi mozzafiato, agli erroracci che ti lasciano a bocca aperta... Othello aveva bisogno di una scossa, e ora che è arrivata, potrebbe diventare la nostra nuova dose periodica di adrenalina.