Nel diagramma 1 tocca al nero che ha cinque mosse a disposizione: sono tutte nella parte sud della scacchiera e sono tutte pericolose. Sarebbe stato importante per lui avere a disposizione qualche mossa nella parte nord, ma questo non è possibile perché le pedine della riga 3 sono tutte nere (a esclusione di H3 che comunque non darebbe la possibilità di giocare a nord).
Chiamiamo muro un gruppo di pedine esterne contigue, tutte dello stesso colore.
Nel digramma 1, le sette pedine della riga 3 formano un muro: una barriera senza interruzioni di pedine nere. I muri sono pericolosi perché impediscono ogni mossa negli spazi liberi adiacenti: a nord la mobilità del nero è nulla!
Il nero, quindi, è costretto a giocare a sud, cedendo l'angolo A8 oppure l'angolo H8. Il bianco, d'altro canto, aspetterà il più possibile a giocare a nord. E quando sarà costretto cercherà mosse che offriranno poche pedine esterne.
Il diagramma 2 mostra una possibile prosecuzione della posizione. Per il nero non ci sono molte speranze.
Per formare un muro non è necessario che le pedine siano in fila: nel diagramma 3 il bianco ha un muro che va dalla pedina in A3 alla pedina in F6 e non potrà muovere nell'area nord-est fino a quando il nero non gli concederà delle mosse. Nota che le pedine sul bordo non appartengono al muro perché non sono esterne.
Gli effetti dei muri si fanno sentire pesantemente a partita inoltrata, ma fin dall'apertura bisogna stare attenti che non si formino.
Se poi si è stati costretto a formare un muro, bisogna cercare di obbligare l'avversario a "sfondarlo". Ma di solito è un'impresa ardua.
Se invece è l'avversario ad aver formato un muro, bisogna cercare di "sfondarlo" il più tardi possibile e, quando bisogna farlo, cercare di girare il minor numero di pedine possibile, in modo da offrire poche pedine esterne.
Un esempio per tutti i casi: il diagramma 3.
Entrambi i giocatori hanno un muro, ma quello del bianco è molto più ampio. Tocca al nero che dovrà, per forza di cose, girare almeno una pedina del muro avversario. Certamente sono da evitare le mosse C2 e F2: che formano un lungo muro nero. Migliori sono le mosse D2 ed E2 che sfondano il muro bianco ma offrono solo due pedine esterne e conservano parte del muro bianco. Con E2, inoltre, il nero ottiene una pedina interna in più. Ma in una situazione come questa le mosse migliori sono B5 e G5 che tolgono solo una pedina periferica del muro, che rimane quindi compatto. Sembrerebbe che il nero stia espandendo il proprio muro, ma è più piccolo di quello avversario e ora il bianco è a sua volta costretto a sfondarlo.
Quando i due colori formano due muri, uno opposto all'altro, e di dimensioni simili, allora la situazione è più bilanciata. È il caso di un'apertura molto conosciuta e giocata: la "Muri Rotanti" (in inglese "Rotating Flat", diagramma 5).
In situazioni come queste i giocatori devono cercare di non sfondare il muro avversario. Quando sarà necessario farlo, bisogna cercare di girare il minor numero di pedine esterne possibili. Lo sfondamento ha però il vantaggio di procurare delle pedine interne che possono essere preziose.
Confrontiamo le posizioni dei diagrammi 6, 7 e 8. Per il giocatore bianco, quanto pericolosa è nei tre casi la mossa A6?
Nel diagramma 5 la mossa non ha particolari controindicazioni. Nel diagramma 6 il bianco forma un muro di quattro pedine che è relativamente pericoloso. Nel diagramma 7 il bianco costruisce un lungo muro che gli toglie tutta la mobilità nell'area sud: la mossa è da evitare.
Nei diagrammi 9 e 10 il nero ha un'ottima mossa in F8 (esempi suggeriti da Paolo Scognamiglio). Ma, in entrambe le situazioni, il bianco può "sporcare" tale mossa rendendola certamente meno appetibile.
Nel diagramma 11 deve muovere il nero. I due giocatori hanno due muri ancora limitati, ma il nero ha l'occasione di mettere in seria difficoltà l'avversario, seguendo la sequenza proposta.
Per massimizzare la mobilità devi: